Svetvinčenat

 

Il borgo medievale di Sanvincenti (Svetvinčenat), ubicato nel sud dell’Istria centrale, è uno di quei gioielli istriani la cui offerta turistica, basata su varie manifestazioni ambientate nei suoi splendidi spazi storici, s’è sviluppata soltanto negli ultimi anni. Svetvinčenat, Savičenta, Sanvincenti: tre nomi per uno stesso luogo, tutti derivanti dal nome del suo patrono s. Vincenzo, martire spagnolo, e dal nome dell’omonima abbazia attorno alla quale si sviluppò il borgo…

I programmi culturali nell’ambito dell’Istraetnojazz festival, ad esempio, si svolgono durante i mesi estivi nel castello medievale della famiglia Morosin-Grimani, mentre la splendida piazza centrale e tanti altri spazi del borgo diventano il palcoscenico dell’ormai tradizionale Festival di danza e di teatro non verbale.

A San Vincenti opera anche l’ensemble artistico “Šikuti machine”, che organizza un gran numero di mostre, concerti e performance. A fine autunno, infine, il borgo propone la Festa del vino novello, un evento enologico al quale partecipano i migliori produttori vitivinicoli dell’Istria, ciascuno con le proprie novità.

 

L’area era abitata fin dalla preistoria ed in epoca romana.La piazza di Sanvincenti, popolarmente detta Placa, col suo aspetto autenticamente rinascimentale, le sue armoniose proporzioni architettoniche e la sua semplicità, è in grado di sorprendere piacevolmente ogni visitatore. Il castello Grimani, maggiore edificio di Sanvincenti, nonché simbolo del borgo ed antica residenza di soldati, ospiti illustri, scrittori e mercanti (il cui posto è stato preso oggi dai curiosi di passaggio e dai turisti), si protende per quasi tutto il lato settentrionale della Placa. La prima fortezza risale ai primi anni del XIII secolo. Al suo interno, oltre ad un’ampia corte, c’erano la residenza del provveditore locale, i magazzini generali e delle munizioni, la piazza d’armi, casamenti per duecento moschettieri e lancieri ed un carcere estremamente sicuro, interrato. Nel XIX secolo, la famiglia Grimani lascia il castello nelle mani della diocesi, e questa in quelle delle autorità civili all’inizio del XX secolo. Il castello fu incendiato per l’ultima volta sul finire della Seconda guerra mondiale.

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